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GANIMEDE : la Luna di Giove

Era il 13 Gennaio del 1610 quando Galileo Galilei scopri l' esistenza di Ganimede ( Giove III) il principale satellite naturale del pianeta Giove e il più grande dell'intero sistema solare. Ganimede completa un'orbita attorno a Giove in poco più di sette giorni, principalmente composto da silicati e ghiaccio d'acqua, è totalmente differenziato con un nucleo di ferro fuso.
Si ritiene che un oceano di acqua salata esista a circa 200 km di profondità dalla superficie, compreso tra due strati di ghiaccio. La superficie presenta due principali tipologie di terreno: le regioni scure, antiche e fortemente craterizzate, che si ritiene si siano formate 4 miliardi di anni fa e che coprono un terzo della luna e le zone più chiare, di formazione leggermente più recente, ricche di scoscendimenti e scarpate che coprono la restante parte.
Ganimede è l'unico satellite del sistema solare per cui è nota l'esistenza di un campo magnetico proprio, curiosa la presenza una tenue atmosfera di ossigeno, che lascia spazio a diverse indagini di tipo scientifico.


ORIGINE DEL NOME:
Il pianeta deve il suo nome al personaggio mitico di Ganimede è costituito dalla sua bellezza, di cui si invaghirono Minosse, Tantalo o Eos, o Zeus, come si racconta in una versione posteriore della leggenda.
Nell'Iliade di Omero, Diomede racconta che Zeus, affascinato dalla bellezza del ragazzo, lo rapì, offrendo in cambio al padre una coppia di cavalli divini e un tralcio di vite d'oro. Zeus per sottrarre Ganimede alla vita terrena si sarebbe camuffato da aquila; sotto tale aspetto si avventò sul giovanetto mentre questi stava pascolando un gregge sul monte Ida, lo portò sull'Olimpo, dove ne fece il suo amante. Per questo motivo nelle opere d'arte antiche Ganimede è spesso raffigurato accanto a un'aquila, abbracciato ad essa, o in volo su di essa.
Nell'Olimpo Ganimede divenne il coppiere degli dei, sostituendo Ebe, e in varie opere d'arte è quindi raffigurato con la coppa in mano.
La leggenda di Ganimede fu menzionata per la prima volta da Teognide, poeta del VI secolo a.C., anche se la tradizione potrebbe essere più antica.
Di essa parla anche il poeta romano Publio Ovidio Nasone (43 - 18 a.C.) nella sua opera Metamorfosi, ma anche Virgilio nell'Eneide, all'interno del proemio.

                                                                                                       Fonte Wikipedia, L'enciclopedia libera.

                                                                                                    

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